Coronavirus Update 14: Procedure for Temporary Teams Account Request

The procedure for requesting a temporary Teams account is reserved to:

• New International students (ongoing enrollment on Delphi platform for the 2020/2021 academic year, and already registered on the Universitaly portal)
• New Bachelor Degree students (pending the final secondary school exams and diploma certificate for 2020) for Italian students
• New Master Degree students (pending the final Bachelor dissertation and degree certificate for the 2019/2020 academic year) for Italian students

Please follow these steps:

1. Fill in the FORM and verify that you have correctly entered your personal email address. If the request is successful, at the end you will receive a summary email; should this confirmation not arrive, please contact us.

2. The Welcome Office will approve the request.

3. You will receive an email with a username and password to log into Teams.

4. Connect to Teams from WEB (https://teams.microsoft.com) log in and set your personal password.

5. Download and install the Microsoft Teams app.

In order to access to the online lessons, join by using the Teams code or Teams link of the class on the website of your course of attendance.

European Researchers’ Night 2020

The European Researchers’ Night returns simultaneously across Europe on Friday 27 November 2020.

Turin welcomes with particular joy the return to the city of the European event, with Sharper – SHAring Researchers’ Passion for Evolving Responsibilities, a national project that has passed the selection and will therefore be financed by the European Commission within the European Framework Program for Research and Innovation HORIZON 2020.

The European Researchers’ Night is organized by the University and the Politecnico of Turin, with the participation of Università di Scienze Gastronomiche, INFN, INAF, CNR- IPSP e INRIM, the Egyptian Museum, Città di Torino with with the city’s cultural system (museums, libraries and schools), Compagnia di San Paolo with Sistema Scienza Piemonte and Città Metropolitana di Torino with Europe Direct.

The 2020 call for proposal, including several topics, has just been launched. Participants must fill in the application form within 6th Septemebr 2020.

8-11 settembre: l’Università di Parma organizza la Italian Conference on Optics and Photonics (ICOP2020)

L’Università di Parma organizza da lunedì 8 a venerdì 11 settembre la Italian Conference on Optics and Photonics (ICOP2020), che si svolgerà interamente in modo virtuale a causa delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria. La conferenza è organizzata da Annamaria CucinottaStefano Selleri e Federica Poli del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma.

Tutte le 24 sessioni scientifiche saranno trasmesse in diretta streaming, dalle 8.30 alle 13.30. L’accesso alle sessioni plenarie e alle sessioni scientifiche è libero e gratuito. Per partecipare alle sessioni è sufficiente registrarsi cliccando sul link della sessione a cui si è interessati, inserendo il proprio nome e indirizzo e-mail.

Il programma prevede 19 invited speakers tra cui Dalma Novak (Octane Wireless, USA), Roberta Ramponi (IFN-CNR e Photonics21), Alberto Diaspro (IIT), Andrea Melloni (Politecnico di Milano), Jesper Lægsgaard (Technical University of Denmark), Michalis N. Zervas (University of Southampton), Annalisa Morea (Nokia Italia), Giulio Cerullo (Politecnico di Milano), Franco Cacialli (University College London), Dragomir Neshev (Australian National University) e Nevin Austin (University of Gothenburg), oltre a 150 contributi scientifici.

I temi principali della conferenza, che sarà in lingua inglese, sono Nano and Quantum Sciences, Optical Communication Systems, Optical Imaging and Sensing, Laser and Nonlinear Optics, Applications of Photonic Technology, Emerging Topics. 

Per qualsiasi informazione è possibile visitare il sito web della conferenza.

Talent@UniPD: Call Starting & Consolidator Grant 2021

The Talent @UniPD Programme offers support in preparing for the Starting and Consolidator Grant Calls 2021

The Talents @UniPD programme is aimed at identifying outstanding candidates for the “ERC Starting Grant 2021″ and the “ERC Consolidator Grant 2021″ calls, funded by the European Commission Framework programme Horizon Europe, with deadlines March 9th, 2021, and April 20th, 2021, respectively.

Talent @Unipd is a scouting initiative promoted by the University of Padova towards the ERC. Selected participants will be supported at each stage of their ERC proposal preparation and submission. Principal Investigators who should be funded by the ERC will be offered a variety of benefits, which are set according to the University current regulations.

Parete cellulare dei batteri Gram-negativi del microbioma intestinale

Una delle sfide del 21° secolo è quella di approfondire le conoscenze sui meccanismi molecolari alla base dei processi vitali di commensalismo/mutualismo tra sistemi microbici complessi e l’uomo. Rispondere a domande quali “cosa distingue a livello molecolare un batterio “cattivo” da uno “buono” non è banale. La Dottoressa Flaviana Di Lorenzo e il Professore Antonio Molinaro del Dipartimento di Scienze Chimiche della Federico II hanno contribuito nel far luce su questo aspetto grazie al loro studio incentrato sui Lipopolisaccaridi (LPS) e loro interazione col sistema immunitario. Gli LPS sono i principali costituenti della parete cellulare dei batteri Gram-negativi e sono da sempre stati studiati per il loro coinvolgimento, struttura-dipendente, nell’innesco di potenti processi infiammatori, alla base di numerosi processi patologici, volti all’ eliminazione del batterio infettante. Dal momento che il microbiota umano è caratterizzato da un’enorme quantità e varietà di batteri Gram-negativi la cui presenza è di vitale importanza per il corretto funzionamento dell’organismo, la struttura e le proprietà immunologiche degli LPS da batteri “buoni” devono necessariamente essere diverse da quelle osservate per i batteri patogeni. Partendo da queste premesse, lo studio della Dottoressa Di Lorenzo e del Professore Molinaro ha dimostrato che l’LPS di Bacteroides vulgatus, commensale dell’intestino umano, ha una struttura completamente nuova e particolare da un punto di vista chimico, alla quale corrisponde un altrettanto particolare attività immunologica. L’LPS di B. vulgatus è infatti in grado di stimolare una risposta anti-infiammatoria, piuttosto che infiammatoria, in modelli cellulari in vitro a base di cellule umane, oltre ad attivare un preciso pathway di trasduzione del segnale, inconsueto per altri tipi di LPS.

Tale ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista ACS Central Science (doi: 10.1021/acscentsci.0c00791) e si inscrive nell’ambito degli studi di chimica e biochimica dei carboidrati di cui si occupa il gruppo SSCN, http://www.scienzechimiche.unina.it/ricerca/sccn, del dipartimento di Scienze Chimiche. Questa ricerca vede a pieno titolo protagonista la Federico II poichè è parte del progetto “GLOSSA” nell’ambito del Programma STAR 2018, finanziato dall’Ateneo e dalla Compagnia di San Paolo, di cui Flaviana Di Lorenzo è risultata vincitrice.

Tumori: meccanismi di protezione del genoma ‘dietro’ la glucosio-dipendenza

Le cellule tumorali, è noto da tempo, consumano grandi quantità di glucosio, il principale zucchero presente nel sangue, per crescere ed espandersi.

Non a caso l’eccessivo assorbimento di glucosio da parte dei tumori è sfruttato nella PET, l’esame più utilizzato per individuare le eventuali metastasi nei pazienti oncologici, tramite l’impiego di glucosio radioattivo quale biomarcatore. “La dipendenza della cellula tumorale dal glucosio non è tuttavia la causa del tumore – spiega Marco Foiani, direttore del programma ‘Integrità del Genoma’ dell’IFOM e docente del dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’Università Statale di Milano – che risiede in alterazioni del DNA. È piuttosto una conseguenza, dovuta a sbilanciamenti metabolici delle cellule tumorali stesse che le inducono a richiedere più energia di quelle sane”. 
Proprio perché le cellule tumorali sono glucosio-dipendenti e instabili geneticamente, è possibile che la chemioterapia, che danneggia il DNA del tumore, possa risultare più efficiente se abbinata a un intervento metabolico sul glucosio in grado di ridurre la capacità del tumore di procacciarsi zucchero. “Tuttavia – precisa Foiani – è riscontrato che non tutti i tumori sono ugualmente dipendenti dal glucosio e fino a oggi non era ancora chiaro da quale fattore dipendesse questa variabilità. Decrittare l’origine della glucosio-dipendenza dei tumori risulta pertanto cruciale per individuare successivamente degli specifici biomarcatori”. 

Il gruppo di ricerca guidato da Foiani, focalizzato da oltre 20 anni sui meccanismi cellulari e molecolari preposti all’integrità del DNA e comunemente alterati nelle cellule tumorali, ha studiato il problema da una prospettiva ribaltata, partendo non dal metabolismo cellulare ma dalle strutture preposte all’integrità del genoma. I risultati dello studio sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Nature Communications.

Abbiamo inizialmente osservato in cellule caratterizzate da una ridotta capacità di risposta ai danni del DNA come queste diventino estremamente dipendenti dall’apporto di glucosio – illustra Christopher Bruhn, autore dello studio con il professor Foiani e in precedenza titolare di una borsa iCARE 2014 cofinanziata da AIRC e Unione europea –. Questo indizio trovava corrispondenza nella correlazione in molti tumori fra una risposta insufficiente ai danni del DNA e un consumo di grandi quantità di zucchero. Ci siamo allora chiesti se potesse sussistere una connessione tra queste due caratteristiche del cancro”.

Combinando screening genetici con analisi metabolomica, fosfo-proteomica e analisi dell’espressione genica, gli scienziati di IFOM hanno osservato come la risposta ai danni del DNA regoli la produzione degli istoni, ovvero le proteine cruciali per “imballare” il DNA all’interno del nucleo, con un impatto significativo sul metabolismo cellulare.

Le cellule caratterizzate da una scarsa risposta al danno del DNA – precisa Bruhn – producono istoni in eccesso. Gli istoni si accumulano e interferiscono con il metabolismo cellulare, che in queste condizioni consuma alti livelli di glucosio. La conseguenza nella cellula, già geneticamente instabile, è che paradossalmente sembra affamata anche se è alimentata con glucosio.

Dopo aver identificato gli istoni come mediatori molecolari della dipendenza da glucosio – prosegue il ricercatore – abbiamo ripetuto queste misurazioni del metabolita ‘correggendo’ gli squilibri con manipolazioni genetiche. Siamo rimasti colpiti da come questa piccola correzione abbia sorprendentemente ripristinato i normali livelli di metaboliti e la crescita in condizioni di limitazione del glucosio.”

L’interdipendenza tra epigenetica e metabolismo è cruciale – evidenzia Foiani – e gli istoni sono i principali mediatori di queste interazioni, perché influenzano sia l’espressione dei geni sia alcuni flussi metabolici. I risultati emersi ora dal laboratorio dimostrano come sia la risposta al danno al DNA a operare modificazioni agli istoni, facendone degli straordinari ‘sensori metabolici’ con un impatto diretto sui fabbisogni nutrizionali della cellula tumorale”.

La scoperta ottenuta da Foiani, possibile grazie al contributo di Fondazione AIRC, apre ora la strada ad approcci terapeutici combinati che affianchino alle terapie oncologiche convenzionali approcci farmacologici e regimi dietetici mirati a biomarcatori metabolici specifici.

Proprio in questa direzione, grazie alla collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT), e in particolare con  Claudio Vernieri (IFOM-INT) e  Filippo De Braud, docente dell’Università Statale e ricercatore dell’Istituto dei Tumori, i risultati dello studio potranno contribuire alla messa a punto di sperimentazioni cliniche mirate che combinino approcci terapeutici sperimentali, di tipo nutrizionale o farmacologico, in combinazione con i tradizionali farmaci chemioterapici. 

Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori, ha commentato: “La collaborazione con IFOM, di cui INT è uno dei fondatori, è per noi motivo di soddisfazione e dimostrazione della virtuosa interazione tra la ricerca di laboratorio e la ricerca clinica. Inoltre, stiamo lavorando per creare una linea di ricerca istituzionale co-finanziata con IFOM sul tema del metabolismo del cancro”.

Rare and super-deep, a diamond tells how the centre of the Earth is like

Over 50 years of experimental studies aimed at understanding what the interior of the Earth is made of have led to the discovery of important minerals (wadsleyite, ringwoodite, bridgmanite and ferropericlase) considered to be representative of the mineralogical composition of the planet at depths greater than 400 km. Laboratory simulations of the primordial conditions of pressure (10,000 atmospheres every 30 km of depth) and temperature (3 ° C every 100 meters) have shown that these minerals were among the first to form when the Earth’s core – an alloy of iron and nickel – solidified as a result of the cooling of the magma ball that made up our planet more than 4.5 billion years ago. Yet, the chemical and mineralogical composition of the Earth’s interior is still little known, because direct observations – rather complex – are not abundant.

The team led by Chiara Anzolini, of the University of Padua – with the participation of Luca Bindi, full professor of mineralogy of the Unifi Department of Earth Sciences, Vincenzo Stagno, associate of Petrology and experimental thermodynamics of the University La Sapienza of Rome, and Fabrizio Nestola, director of the Department of Geosciences of the University of Padua – has studied very rare super-deep diamonds, discovering dozens of micro inclusions of minerals containing iron in different oxidation states (metallic, ferrous and ferric iron). These are often reliable “witnesses” of the chemical and mineralogical composition of the environment in which the diamonds themselves crystallize. The study was published in the scientific journal PNAS (“Proceedings of the National Academy of Sciences USA”).

“It is certainly unlikely that at a depth of 300-1000 meters there is free oxygen capable of oxidizing, that is, rusting, the minerals present, producing new solids. For this reason, the diamond becomes a sort of carrier of information on the presence of metal phases and carbon in the elementary state,” the researchers explain. “The sequence of minerals deciphered within the examined super-deep diamond is similar to what has already been observed by other researchers in the past. Compared to previous studies, however, the volumetric ratios between these minerals are such that they can only be formed by the decomposition of a mineral whose proposed chemical formula, although still subject to debate, is Fe4O5”.

This compound is currently only observed as a product of experiments conducted in the laboratory at high pressure and temperature. The crystallization of a diamond in the depths is a process that requires such conditions, but, above all, low quantities of oxygen: if this were not the case, minerals containing oxidized carbon, such as magnesite and calcite, would be more common. The presence of iron-containing mineral inclusions with various states of oxidation suggests that portions of the crust rich in oxygen have reached deep regions, triggering chemical reactions that on the one hand have produced the Fe contained in the minerals present to rust, but on the other have caused the formation of diamonds.

“The discovery of a diamond with iron-rich inclusions at different oxidation states indicates unexpected chemical phenomena at those depths, which are accompanied by a series of reactions that suggest how dynamic the Earth is inside. It has always been very difficult to predict the presence of the Fe4O5 phase in the depths of the Earth without in-depth investigations on systems with a realistic composition such as inclusions in super-deep diamonds,” comments Luca Bindi. “We believe that Fe4O5 is a plausible accessory phase in the interior of the Earth, at least in locally rich portions of iron..”

The discovery of a mineral such as Fe4O5 opens up new scenarios regarding the chemical and mineralogical composition of the deep mantle and demonstrates how important findings regarding the chemical and mineralogical composition of the interior of our planet come from the careful study of rare super-deep diamonds.

Information about the contagion and the protection of our community’s health

Covid 19 – infection, symptoms and prevention

How does the coronavirus spread?

Human to human contagion mainly happens via respiratory droplets produced when an infected person coughs or sneezes, similar to how influenza and other respiratory pathogens spread.  Similarly to SARS and MERS, the human to human spread has been confirmed through close contact.

Symptoms

SARS-CoV-2 infections may result in symptoms ranging from mild, to severe with possible death. Symptoms may appear from to 2 to 14 days after exposure and include: loss/diminution of taste and smell, fever, cough, shortness of breath, diarrhoea.

The prevention measures taken by the University of Bologna – Phase 3

Safety protocols for Phase 3

In compliance with national and regional regulations, the University of Bologna has adopted a safety protocol to manage phase 3.

From September, classroom-based activities, including teaching activities, will resume gradually and will also be available online.

Key principals remain in place:

  • physical distancing;
  • use, where necessary, of face masks to protect the airways;
  • rigorous hand, personal and environment hygiene;
  • ability of local public health services and hospitals to control and respond.

No access to University premises – Phase 3

Access to University premises will be denied to the following categories:

  • anyone positive to SARS-CoV-2 (COVID+);
  • anyone asked to self-isolate by health authorities;
  • anyone with a body temperature higher than 37.5°C;
  • anyone with other influenza-like symptoms;
  • anyone aware of having been in contact over the past 14 days with people who tested positive to the virus.

By accessing University premises, you deny being part of any of the categories above.

Behavioural rules – Phase 3

  • wash your hands frequently (How to wash your hands [.pdf])
  • avoid hugging and shaking hands;
  • keep at least one meter away from other people;
  • do not share glasses or bottles;
  • avoid touching your eyes, nose and mouth with your hands;
  • cover your mouth and nose when you sneeze or cough;
  • avoid any form of gathering;
  • aerate rooms as often as possible;
  • utilizzo ove necessario di mascherine a protezione delle vie respiratorie (How to use surgical masks correctly [.pdf] – in Italian);
  • lifts should be avoided and, in any case, may be used by only one person at the time;
  • comply with access rules.

Palestre di progettazione online ANG-Eurodesk Italy

Le Palestre di progettazione ANG-Eurodesk Italy si realizzeranno in modalità webinar, tratteranno diverse tematiche e saranno rivolte:
– ai giovani che desiderano approfondire e progettare,
– alle organizzazioni, enti e gruppi informali alla prima esperienza che si preparano a presentare progetti,
– ad animatori, formatori, operatori attivi nel settore della gioventù in cerca di opportunità europee per migliorare il loro lavoro nel campo dell’educazione non formale.
l webinar consentiranno, inoltre, di mettere in contatto i giovani che vivono nelle aree più remote, a prescindere dalle distanze.

I webinar sono rivolti prioritariamente a giovani, organizzazioni, enti, gruppi informali che non hanno mai presentato e/o realizzato progetti e che non hanno partecipato ad attività formative organizzate dall’Agenzia Nazionale per i Giovani.

I webinar promossi dall’Agenzia Nazionale peri Giovani in cooperazione con Eurodesk Italy  hanno una durata fino a 90 minuti e si rivolgono ad una platea precisa di stakeholder in relazione all’argomento trattato.
Per una migliore gestione dell’interattività con i partecipanti, le attività online sono rivolte ad un massimo di 50 partecipanti per webinar.

Di seguito il calendario previsto per il mese di Settembre,per ciascun webinar è presente il link per effettuare la registrazione.

Datazione con carbonio 14: Presentate le indagini sul volto santo di Lucca

Sono stati presentati oggi, in una conferenza stampa presso il Duomo di Lucca, i risultati delle analisi diagnostiche sul Volto Santo, antico e imponente crocifisso ligneo (247 cm) di grande importanza storico-artistica e religiosa.

Le misure, condotte da un team del Laboratorio per i beni culturali e l’ambiente (Labec) dell’INFN di Firenze, con il metodo del Carbonio 14, si sono rivelate decisive per dare una risposta al controverso problema dell’epoca di esecuzione dell’opera ritenuta, fino a oggi, dalla maggior parte degli esperti, risalente alla seconda metà del XII secolo. I risultati indicano, invece, che il crocifisso sia databile tra gli ultimi decenni dell’VIII e l’inizio del IX secolo: si tratterebbe dunque della più antica scultura lignea dell’occidente.

Le analisi sono state condotte nell’ambito della rete CHNet (Cultural Heritage Network )dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. E’ la prima volta che vengono eseguite indagini diagnostiche su quest’opera che, essendo una delle icone più venerate della cristianità, è un importante oggetto di culto.

“Per secoli molto è stato scritto sul Volto Santo – spiega Annamaria Giusti, consulente scientifica per le Celebrazioni dei 950 anni dalla rifondazione della Cattedrale di Lucca, già direttrice all’Opificio delle Pietre Dure – ma sempre in termini di fede e religiosità. Solo nel XX secolo ha preso avvio un nutrito dibattito critico sulla sua datazione e caratteri di stile. L’opinione prevalente era che si trattasse di un’opera da datare nella seconda metà del XII secolo. Finalmente la sua accertata antichità chiude l’annoso e controverso problema sull’epoca di esecuzione di quest’opera, che ora possiamo considerare la più antica scultura lignea dell’Occidente arrivata fino a noi”.

“E’ sempre interessante vedere come le tecniche e le tecnologie che sviluppiamo in ambito fisico possano essere applicate in contesti non strettamente limitati al mondo della ricerca” sottolinea Mariaelena Fedi, ricercatrice INFN del Labec di Firenze. “In particolare, questa campagna di misura è un esempio di come la collaborazione fra istituti e persone, anche di diversi ambiti, possa arricchire il lavoro e portare ai migliori risultati”.

Approfondimento – Le analisi scientifiche Sul “Volto Santo”

I ricercatori della rete CHnet dell’INFN hanno condotto delle misure grazie all’acceleratore di particelle del Laboratorio LABEC di Firenze usando la tecnica AMS (Spettrometria di Massa con Acceleratore) che consente di datare i materiali organici (come legno, tessuti o ossa) attraverso l’analisi di un isotopo del carbonio: il carbonio 14, chiamato anche radiocarbonio.

Tre campioni di legno e un campione di tela di incamottatura sono stati prelevati dal Volto Santo e trattati per misurare la concentrazione di radiocarbonio. Questa misura permette, infatti, di risalire a quanti anni sono passati da quando l’organismo, da cui è stato tratto il campione, abbia cessato di vivere. I campioni sono stati prelevati in zone nascoste dell’opera in modo da preservarla al massimo e evitando materiale con pigmenti o vernici che avrebbero potuto alterare l’analisi. I tre campioni di legno sono stati estratti in punti molto diversi dell’opera, lontani uno dall’altro, ognuno riconducibile ad una struttura in legno distinta dalle altre. Questa scelta è legata alla possibilità di verificare così la contemporaneità delle diverse strutture oppure, eventualmente, la presenza di interventi successivi sull’opera.

Il campione di tela è stato prelevato in corrispondenza di uno dei campioni di legno, così da poter verificare anche la contemporaneità dei due diversi materiali. L’analisi del filato è molto importante perché ci sia aspetta che la datazione di questo reperto sia molto vicina alla data di produzione dell’opera (mentre il legno potrebbe più facilmente essere precedente).

Prima della misura nell’acceleratore, i campioni sono stati trattati, in modo da rimuovere ogni possibile contaminazione, trasformati in piccole pasticche di grafite (ciascuna di 0.6 milligrammi circa) e inserite nella sorgente di ioni dell’acceleratore. Dai pochi milligrammi di materiale prelevati sono state estratte pasticche di carbonio puro, ognuna di solo 0.6 milligrammi circa.

Dalla sorgente dell’acceleratore, gli atomi che costituiscono la pasticca di grafite, e quindi anche gli atomi di carbonio-14, vengono estratti sotto forma di particelle cariche e accelerate. Campi elettrici e magnetici, insieme allo stesso acceleratore, agiscono come potenti filtri per riuscire a selezionare solo le particelle d’interesse e quindi contare uno dopo l’altro gli atomi residui di radiocarbonio.

Risultati dell’analisi AMS

Il campione di tela è stato datato ad un periodo compreso fra 770 e 880 d.C. (al 68% di probabilità). I campioni di legno sono risultati compatibili con la tela, avendo tutti una buona probabilità di poter essere datati ad un periodo compreso fra le ultime decine di anni dell’VIII secolo e il IX secolo. Il radiocarbonio ha confermato, quindi, che i materiali del Volto Santo sono precedenti all’anno 1000.

La campagna di misura al LABEC è stata svolta sotto la supervisione scientifica della ricercatrice Mariaelena Fedi (INFN) e grazie all’impegno delle ricercatrici Lucia Liccioli (INFN) e Serena Barone (UNIFI e INFN). Queste analisi misure si inquadrano nell’ambito delle collaborazioni di INFN-CHNet con IFAC-CNR, in particolare nella persona del dr. Salvatore Siano.